Cosa è successo?
La società chiamata Bitcoin Japan ha in programma di raccogliere circa 60 milioni di dollari e, con l'aiuto del soggetto EVO Fund, di acquistare finalmente bitcoin. Ne ha dato notizia il portale The Block. Il nocciolo della storia è tanto semplice quanto assurdo: l'azienda che ha la parola bitcoin direttamente nel nome, secondo The Block, non detiene ancora nemmeno un singolo bitcoin.
Si tratta dunque dell'annuncio di un'intenzione, non di una transazione già conclusa. Il denaro deve ancora essere raccolto e i bitcoin devono ancora essere acquistati.
Dove sono andati i soldi della precedente emissione?
Questo è il dettaglio chiave di tutta la vicenda. Secondo The Block la precedente emissione di capitale di dicembre non ha finanziato l'acquisto di bitcoin, ma quote collegate a due nomi: SpaceX e Figure AI. La società, secondo la stessa fonte, le definisce come i suoi due investimenti finora effettuati nell'infrastruttura AI.
In altre parole, la società con bitcoin nel nome ha finora allocato capitale in scommesse legate all'ambito spaziale e all'AI, non nel bitcoin stesso. La nuova emissione, secondo The Block, dovrebbe eliminare questa contraddizione.
Chi è EVO Fund?
I dati disponibili qui sono limitati. Da fonte verificata (The Block) sappiamo solo che Bitcoin Japan vuole realizzare l'emissione pianificata con l'aiuto di EVO Fund. La struttura precisa del finanziamento, le sue condizioni e quale strumento verrebbe usato per raccogliere il capitale non risultano in modo univoco da questa fonte. Per questo non riportiamo tali dettagli come fatto.
Perché conta questo tipo di storia?
Dal reportage di The Block emerge uno schema concreto che vale la pena seguire: tra l'intenzione annunciata ("vogliamo comprare bitcoin") e il passo effettivo ("abbiamo comprato bitcoin") c'è una differenza sia temporale sia sostanziale. In questo caso l'azienda ha bitcoin direttamente nel nome, eppure, secondo la fonte, non ne detiene ancora nessuno e il capitale precedente è andato altrove.
Charliedesk qui non dice a nessuno cosa fare. Mostriamo solo la differenza tra ciò che c'è nel nome o nella presentazione dell'azienda e ciò che l'azienda realmente detiene o dove ha inviato il capitale. Questa differenza il lettore potrà verificarla in seguito nei documenti ufficiali.
Cosa non sappiamo ancora?
Non è confermato che l'emissione da 60 milioni di dollari si realizzi davvero, né in quale misura. Non è chiaro quale volume di bitcoin l'azienda acquisterebbe eventualmente e quando. E dalla fonte verificata non conosciamo le condizioni dettagliate della collaborazione con EVO Fund. Consideriamo quindi tutto quanto sopra come un piano annunciato, non come una transazione completata.
Come verificarlo in seguito?
Questa notizia può essere ricontrollata a posteriori rispetto a due cose: se l'azienda annuncerà ufficialmente la chiusura dell'emissione e se successivamente documenterà l'effettiva detenzione di bitcoin (ad esempio in documenti regolatori o bilanci aziendali). La conferma dell'emissione e l'effettiva detenzione potranno quindi essere verificate in seguito nei documenti. Fino ad allora vale il fatto che si tratta di un'intenzione.

