Cosa è successo?
Il 2 ottobre Blast, il layer-2 di Ethereum costruito attorno al cosiddetto native yield (rendimento automatico sui depositi direttamente a livello di rete), ha annunciato la cessazione delle attività. Il motivo, secondo la stessa dichiarazione del progetto: mantenere la catena costa più di quanto rende, e Blast non vede un percorso credibile per rendere la rete economicamente sostenibile. La notizia è stata riportata da CryptoSlate, Cointelegraph, Decrypt e CoinDesk.
Un layer-2 (L2) è una rete autonoma sopra Ethereum, che elabora le transazioni in modo più economico e veloce e le regola sulla catena principale (mainnet).
Entro quando devono agire gli utenti?
La data chiave è il 26 ottobre. Blast ha invitato gli utenti a spostare entro tale termine i propri asset su Ethereum mainnet e a ritirarli tramite la normale interfaccia della rete, riporta CryptoSlate. Secondo la stessa fonte, il progetto chiuderà la catena con un processo di prelievo degli asset che interromperà temporaneamente la possibilità per gli utenti di estrarre i fondi.
Cosa accadrà esattamente ai fondi che non verranno ritirati entro la scadenza, e come si svolgerà esattamente il prelievo dopo il 26 ottobre, non emerge in modo univoco dalla sintesi delle fonti disponibili. È un punto che gli utenti devono verificare direttamente nei canali ufficiali del progetto.
Quanto grande era un tempo Blast?
Blast è stato tra i più grandi layer-2 di Ethereum per valore totale bloccato (TVL, total value locked, ovvero il volume di asset detenuti nel protocollo).
| Indicatore | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Valore di picco degli asset | oltre 2 miliardi di USD | CoinDesk |
| TVL di picco (altra stima) | 2,3 miliardi di USD | Decrypt |
| Calo degli asset | del 98 % | CoinDesk |
| Finanziamento iniziale | 20 milioni di USD (circa 3 anni fa) | CryptoSlate |
La differenza tra i numeri riportati (2 contro 2,3 miliardi) deriva da come le singole redazioni misurano il picco e a quale momento. L'aspetto essenziale è che, secondo CoinDesk, gli asset sulla rete sono crollati del 98 %.
Perché è successo?
Il motivo ufficiale e comprovato è economico: i costi superano le entrate e il progetto non vede un percorso verso la sostenibilità. È una citazione dall'annuncio dello stesso Blast.
CoinDesk inquadra la fine di Blast in un contesto più ampio: l'attività sulla rete stava calando, i costi crescevano e sul mercato entrano al contempo attori più grandi come Coinbase e Robinhood, che costruiscono le proprie reti. C'è però una differenza tra contesto e causa. Che la concorrenza delle grandi aziende abbia causato la caduta di Blast non viene affermato direttamente come fatto comprovato da nessuna delle fonti. Si tratta di una correlazione che è onesto definire un contesto probabile, non una causa dimostrata.
A cosa fare attenzione in casi simili?
Questo non è un consiglio su cosa fare con i propri soldi. È una descrizione di ciò che di solito si affronta nella chiusura di reti layer-2:
- Scadenze ufficiali. La data del prelievo (qui il 26 ottobre) e ciò che vale dopo di essa vanno verificati direttamente nei canali del progetto, non di seconda mano.
- Interruzione dei prelievi. Blast stesso ha segnalato che il processo di spegnimento interromperà temporaneamente la possibilità di estrarre gli asset. Nelle reti L2 non è una cosa insolita.
- Differenza tra il numero di picco e quello odierno. I dati sui "2 miliardi" descrivono il passato. Lo stato reale degli asset al momento dello spegnimento è, secondo CoinDesk, una frazione del picco.
Charliedesk segue questo caso come prova del fatto che non tutte le reti che si gonfiano durante un boom sopravvivono alla fase in cui devono guadagnare per la propria gestione.

