Cosa è successo davvero?
Powerloom, una rete costruita per l'infrastruttura dati decentralizzata (cioè un protocollo pensato per raccogliere e verificare dati per altre applicazioni blockchain), ha annunciato la chiusura definitiva delle sue operazioni. Secondo il portale CryptoSlate, la rete cesserà definitivamente ogni attività alle 6:00 UTC del 21 luglio.
Dettaglio chiave per gli utenti: nel momento in cui CryptoSlate ha pubblicato l'articolo, ai detentori del token POWER e di altri asset trasferibili restavano meno di 24 ore per spostare i propri saldi su Ethereum. La pagina ufficiale dedicata alla chiusura, secondo la fonte, indicava ancora il ponte (bridge) come attivo.
Altrettanto rilevante è quanto sia stato breve l'avviso. Secondo il titolo e il contenuto della notizia di CryptoSlate, la fine della rete è stata annunciata circa cinque settimane prima. Dal punto di vista di un utente comune, che segue i progetti crypto solo saltuariamente, si tratta di una finestra molto stretta.
Come dovevano fare gli utenti a uscire?
La procedura a cui, secondo CryptoSlate, rimandava l'ultimo promemoria del progetto era in due passaggi:
- Avviare il prelievo tramite il ponte ufficiale di Powerloom.
- Completare il claim sul lato di Ethereum prima della scadenza stabilita.
Limite importante: il ponte, secondo la fonte, copriva solo i saldi già disponibili al trasferimento su Powerloom. In altre parole, l'asset doveva trovarsi in uno stato che ne permettesse la libera disponibilità.
Cosa resta poco chiaro?
Qui bisogna essere onesti. Il riassunto di CryptoSlate suggerisce che il riscatto delle ricompense (reward claims) e l'annullamento dello staking (unstaking) avessero condizioni proprie, ma il testo disponibile si interrompe su questo punto e non riporta lo scenario completo.
Dalle informazioni verificate pubblicamente, quindi, non sappiamo con certezza:
- cosa succederà esattamente ai fondi che al momento dello spegnimento resteranno in staking (staked) o bloccati,
- se e come sarà possibile riscuotere le ricompense non riscosse dopo la scadenza,
- quanti utenti siano realmente riusciti a spostare gli asset e quale volume di valore sia eventualmente rimasto bloccato sulla chain,
- l'anno esatto della scadenza (la fonte indica la data del 21 luglio, senza precisare l'anno).
Charliedesk non dice a nessuno cosa fare. Riportiamo solo ciò che, secondo la fonte, è accaduto e a cosa fare attenzione in questo tipo di situazioni.
Perché è un caso istruttivo per tutto il settore?
La chiusura di una rete blockchain è, per i detentori di token, una situazione completamente diversa da un crollo dei prezzi. Quando una chain viene spenta, il valore degli asset che dipendono da essa può diventare, senza un ponte funzionante, praticamente irraggiungibile. La finestra temporale per reagire decide allora tutto.
Cosa vale in generale la pena di osservare in annunci simili di "wind-down" (senza che sia un consiglio):
| A cosa guardare | Perché conta |
|---|---|
| Durata dell'avviso prima dello spegnimento | Una finestra più breve significa un rischio maggiore che l'utente la manchi |
| Se il ponte è ancora attivo | Dopo lo spegnimento della rete il trasferimento potrebbe non essere più possibile |
| Differenza tra asset trasferibili e bloccati | I fondi in staking/bloccati tendono ad avere regole proprie e più rigide |
| Dove si trova la fonte ufficiale primaria dell'annuncio | Le false pagine di "migrazione" sono spesso bersaglio di truffe in queste situazioni |
E il contesto più ampio di Ethereum?
Parallelamente a questa storia, nelle cronache emergono trend non correlati, ma spesso confusi, riguardo a Ethereum in generale: gli afflussi negli ETF spot e le tesorerie aziendali che detengono ETH. Si tratta però di temi distinti, che non colleghiamo allo spegnimento di Powerloom. Li riportiamo solo per completezza e separatamente.
Secondo BitHub.pl, i fondi ETF gestiti da BlackRock hanno registrato nel corso di cinque sedute di negoziazione afflussi vicini ai 350 milioni di dollari nei prodotti su Bitcoin ed Ethereum. Il portale Incrypted riferisce che in una settimana (dal 13 al 17 luglio 2026 secondo la loro datazione) gli afflussi negli ETF su Ethereum hanno superato quelli negli ETF su Bitcoin, precisamente 105,44 mln USD contro 75,67 mln USD secondo i dati di SoSoValue. E Kryptomagazín.cz scrive che la società BitMine Immersion detiene circa 5,77 milioni di ETH, ossia circa il 4,8% dell'offerta circolante.
Sottolineiamo: questi tre punti riguardano la domanda per l'ETH in sé e le strategie aziendali, non il destino della rete Powerloom. Mescolarli sarebbe fuorviante.

