Cosa è successo esattamente?
Il 24 agosto il segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha annunciato l'avvio di una campagna che l'ufficio ha battezzato "Operation Economic Outcast". Secondo il portale CryptoSlate sono state introdotte sanzioni contro quasi 60 tra individui, entità e imbarcazioni e allo stesso tempo sono stati aperti a sanzioni più ampie cinque settori iraniani: asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporto marittimo.
Il passaggio chiave lo ha descritto la società Chainalysis: l'OFAC (Office of Foreign Assets Control, l'ufficio sanzioni del Dipartimento del Tesoro americano) ha emesso la primissima cosiddetta decisione settoriale (sectoral determination) relativa agli asset digitali iraniani. In pratica questo significa che gli USA possono ora sanzionare praticamente chiunque operi in questo settore, come ha sintetizzato il portale Decrypt. Il Dipartimento del Tesoro, secondo CryptoSlate, ha inoltre dichiarato che la campagna estenderà l'esposizione delle aziende straniere alle cosiddette sanzioni secondarie.
Le sanzioni secondarie colpiscono i soggetti di Paesi terzi che commerciano con un obiettivo sanzionato. È proprio questo che rende l'intera vicenda anche un test della leva americana nei confronti della Cina, principale acquirente del petrolio iraniano.
Cosa colpisce concretamente l'OFAC in ambito cripto?
Secondo Chainalysis la decisione si concentra tra l'altro sul ministero dell'intelligence iraniano e sui pagamenti per il petrolio effettuati in criptovalute ("crypto-for-oil").
CoinDesk riporta un nome concreto: secondo il Dipartimento del Tesoro, dal 2023 Ivan Obuchov ha processato in criptovalute pagamenti per la vendita di petrolio iraniano per un volume superiore a 100 milioni di dollari, a favore delle unità Quds delle Guardie rivoluzionarie iraniane (IRGC-QF).
Avvertenza importante: si tratta di un'affermazione del Dipartimento del Tesoro americano. Una verifica indipendente di questa cifra o dei dettagli delle transazioni non è disponibile dalle fonti a disposizione.
Perché si torna a parlare di dollaro, Bitcoin e oro?
Secondo CryptoSlate gli USA minacciano al contempo di escludere i partner commerciali iraniani dal sistema del dollaro. Così si riapre un dibattito più vecchio: se uno Stato perde l'accesso al dollaro, cerca vie alternative per muoversi al di fuori dell'infrastruttura finanziaria tradizionale. Criptovalute e oro compaiono ripetutamente in questo dibattito come due potenziali alternative.
Qui è necessario separare i fatti dalle speculazioni. Il fatto è che Washington ha ampliato le sanzioni e che ha incluso sia gli asset digitali sia l'oro. Il portale Decrypt cita il Dipartimento del Tesoro, che ha definito la campagna un "Economic D-Day". Ciò che però non è ancora provato è un qualsiasi impatto misurabile sul prezzo di Bitcoin o dell'oro, né se e come queste misure cambieranno realmente il comportamento dell'Iran o dei suoi partner commerciali.
Riepilogo: i cinque settori colpiti
| Settore | Incluso nella campagna |
|---|---|
| Asset digitali (cripto) | Sì, prima decisione settoriale |
| Tecnologia | Sì |
| Oro | Sì |
| Aviazione | Sì |
| Trasporto marittimo | Sì |
Fonte: CryptoSlate, Decrypt.
A cosa fare attenzione con notizie di questo tipo?
Negli annunci di sanzioni è utile distinguere tre cose. Primo, cosa l'ufficio ha effettivamente introdotto (il passaggio giuridico, l'elenco dei soggetti). Secondo, cosa l'ufficio afferma sul contesto (per esempio importi concreti e ruoli di singole persone), aspetto che tende a essere unilaterale e finora non verificato da terze parti. E terzo, quale sia l'impatto reale, che si mostrerà solo con il tempo.
charliedesk non collega questa notizia ad alcun movimento del mercato, perché per un simile nesso causale non abbiamo ancora dati. Ci torneremo se emergeranno informazioni verificabili sull'impatto sul mercato cripto o sulla reazione dei Paesi coinvolti.

